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Approfondimento Palazzo Omodei

D.1 – Palazzo Omodei

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In questa pagina scopriamo la storia del Palazzo:

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D.1.1 - L’epoca degli Omodei

 

Palazzo Omodei si trova proprio al centro del nucleo storico di Cusano più antico. L’edificio attuale risulta da numerose modificazioni succedutesi nei secoli. Purtroppo non ci sono molti documenti certi sulla sua storia.

V. Ansaloni nel suo libro sulla storia di Cusano data la sua origine addirittura intorno all’anno 1000. Durante gli ultimi lavori di restauro (2008-2014) poche decine di centimetri sotto il piano del pavimento alla sinistra del portone di accesso da via Omodei sono emersi resti di una strada orientata in direzione nord-sud parallela al Seveso valutata dagli esperti di epoca medioevale, ma realizzata con materiali di epoca romana, cioè dei primi secoli dopo Cristo. Posiamo dedurre che l’area era occupata da edifici da molti secoli.

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L’antica strada, recentemente rinvenuta

 

Anche il ramo ovest della attuale struttura da U del Palazzo mostra origini più antiche del resto della struttura. Gli esperti ritengono che quello vediamo oggi sia stato realizzato tra il secolo XVI e XVII riadattando e completando un preesistente edificio risalente al basso medioevo.

Nella seconda metà del 1500 gli Omodei, potente famiglia i cui membri hanno incarichi importanti nel governo del ducato di Milano, cominciano ad acquistare beni sul territorio di Cusano. Il primo documento che attesta la proprietà del Palazzo è il testamento del 1629 con il quale Alessandro Omodei incarica gli eredi (i figli del fratello Carlo) di far costruire la cappella accanto alla residenza del cappellano che lui aveva già eretto nel Palazzo di Cusano. In seguito, nel 1643, con una lettera alla Curia Milanese Giovanni Battista Omodei chiede licenza di apertura al culto sia per i membri del casato, sia per il pubblico, della cappella appena costruita e dedicata a S. Antonio da Padova e a S. Francesco da Paola. 

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La grande pala situata sopra l’altare nella cappella (m 2,80 × 1,80) raffigurante “l’Apparizione della Vergine in gloria d’Angeli ai SS. Giovanni Battista, Francesco da Paola, Antonio da Padova con il Bambino e Giuseppe”. È attribuita a Johann Christoph Storer (1611-1671) che la avrebbe eseguita intorno al 1655. 

La Madonna è al centro, circondata da angeli, uno reca in mano un giglio, simbolo della purezza di Maria e della castità di Giuseppe, lì accanto. Il Bambino, in braccio a S. Antonio da Padova e non alla Madonna, rompe l’iconografia tradizionale ma consente di rappresentare la Madonna, con una mano sul cuore e l’altro braccio proteso, in atteggiamento implorante: la Madonna, che intercede per gli uomini presso Dio, era uno dei punti forti della predicazione cattolica tra il cinquecento e il seicento in funzione antiprotestante,  confessione questa che non prevede il culto della Madonna. A sinistra di S. Antonio, S. Francesco di Paola e S. Giovanni Battista.

 

Nel 1675 gli Omodei acquistano dai Manriquez il feudo di Cusano, smembrato dal feudo di Desio, non perché ne avessero bisogno (la rendita infatti era modesta), ma per affermare ulteriormente la gloria del casato a servizio della Spagna. Hanno già investito molto nel Palazzo, allargandolo e ammodernandolo, dotandolo di affreschi e di quadri e arricchendolo di arredi preziosi. Il Palazzo diviene una delle “ville di delizia” fuori città frequentato dai nobili e dalla borghesia milanese. Veniva spesso utilizzato per periodi di vacanza anche dal governatore di Milano. 

Nel corso del ‘600 gli Omodei acquisirono titoli nobiliari, feudi e ricchezze in Spagna e, grazie anche ad alleanze matrimoniali, divennero sempre più importanti alla corte dell’imperatore.  

Qui di seguito alcune immagini dei preziosi affreschi sapientemente restaurati nel corso dell’ultima campagna di lavori (2008-2014).

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Quando nel 1706, durante la Guerra di Successione, la Spagna perse il controllo del Ducato di Milano a favore degli Asburgo d’Austria, gli Omodei optarono per la Spagna. I loro possedimenti milanesi, e quindi anche il palazzo ed i terreni di Cusano, finirono sotto sequestro. Tuttavia, grazie alla rete di relazioni stabilite nel secolo precedente dagli Omodei con potenti famiglie milanesi come quella dei Borromeo e degli Arese, i beni non andarono perduti. Il Marchese Carlo Omodeo, morto nel 1725, poté ancora nominare suo erede il Principe Gilberto Pio di Savoia, parente in linea femminile, e nel 1726 la principessa Donna Giovanna Spinola de la Zerda, sua mamma e tutrice, rientrò in possesso del patrimonio.  

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D.1.2 – il Palazzo nell’800 e nel ‘900

 

Nel 1801 nella proprietà del patrimonio ex Omodei entrarono i Valcarzel, imparentati con i Savoia, che poi (nel 1815, 1816, 1828) cedono tutte le proprietà ex Omodei al rag. Antonio Acerbi. 

L’Acerbi, piccolo proprietario, era l’amministratore dell’intero patrimonio degli Omodei. Il totale dei terreni, tra Cusano, Cinisello e Paderno, ammontava a ben 2805 pertiche, pari a oltre 1,83 milioni di mq. A Cusano possedevano più del 25% del territorio comunale.

Però l’impresa della acquisizione si rivelò sproporzionata per le sue possibilità e verso la metà del secolo, non riuscendo a saldare i debiti contratti, fu costretto al fallimento. Nel 1857 all’Acerbi subentrò il rag. Giuseppe Zucchi, ricco possidente monzese, dotato di ben altri mezzi. Lo Zucchi fu anche sindaco di Cusano dal 1867 a 1883. 

La moglie dello Zucchi, Carolina Carones, rimasta vedova nel 1884, si ritrovò proprietaria anche del palazzo e dei terreni a Cusano, Paderno e Cinisello, non sapendo bene cosa farsene, dato che gli interessi dei Carones erano altrove. 

Tra il 1893 e il 1901 il Palazzo fu usato come succursale del manicomio di Mombello e ospitò circa 200 malati classificati “tranquilli”.

Carolina Carones morì nel 1892 e non avendo figli nominò suo erede il nipote Giovanni Domenico (1851-1937), ingegnere, che con il commercio arricchì il patrimonio familiare. Giovanni lasciò i beni di Cusano ai quattro nipoti (Giuseppe, Gian Carlo, Luisa, Maria Pia) nominando il figlio Carlo soltanto usufruttuario. Furono loro, i quattro nipoti, a vendere il Palazzo al Comune di Cusano Milanino nel 1969. 

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Queste immagini documentano il grave degrado del Palazzo dopo decenni di usi impropri o di abbandono.
Foto di A. Ripamonti - 1992

Lele, Adriana, Maria Adele ed Eugenio, i figli di Gian Carlo ed i loro cugini furono gli ultimi ragazzi ad abitare il Palazzo, almeno per qualche settimana d’estate per le vacanze.  In realtà disponevano solo di tre locali al piano terra, nella parte posteriore dell’ala Ovest, mentre tutto il resto dell’edificio era affittato a famiglie ed artigiani. Lo stesso Gian Carlo, nel ’46, avviò il suo laboratorio di falegnameria nel capannone della Cort del Magnan lungo via Brambilla, un tempo sede della filanda. L’azienda produceva mobili su commissione e, lavorando con designer affermati, negli anni ebbe un discreto successo, al punto che nel 1956 si trasferì nel nuovo stabilimento costruito in via Gorizia.

Dall’album fotografico di Giancarlo Carones – per gentile concessione della figlia Dede.

 

Nel 1907 il sindaco di Cusano ottenne gratuitamente dai Carones il terreno per continuare l’attuale viale Matteotti dal ponte sul Seveso fino alla via Zucchi. Fu così abbattuto l’ingresso monumentale al Parco e al Palazzo e tagliato il giardino che originariamente si estendeva fino al confine con Paderno, dove oggi c’è il ponte di via Pedretti. 

 

A metà degli anni ’30, l’intero giardino a est del Palazzo fino alla via Zucchi fu venduto per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di S. Martino e in seguito del salone del teatro Giovanni XXIII.

 

Tra gli inquilini del Palazzo ricordiamo la Tipografia Colombo, che dal 1903 al 1983 occupò gran parte del il piano terra dell’ala ovest (ad eccezione dalle Cappella) costruendo anche un vasto locale sul terreno dell’Oratorio.

Negli anni ’60 la cantina del Palazzo era la base musicale del gruppo Cellar Men (= Quelli della cantina) formato dai giovani Carones e i loro amici,

 

Liberato dagli inquilini, il Palazzo fu oggetto di una prima serie di lavori di restauro e consolidamento (1980 per la cappella e 1986-87 per l’intera parte ovest). Da allora il Palazzo restò chiuso per decenni. Poi nel 2008 si avvia un grande cantiere per il restauro dell’intero edificio. Il progetto, nell’ambito di una convenzione tra il comune e un imprenditore privato per l’edificazione sull’area dismessa di una fabbrica, prevedeva la destinazione a biblioteca della parte centrale e ovest dell’edificio e l’uso privato per qualche decennio dell’ala est per uffici, sedi di rappresentanza, studi. Purtroppo nel 2014 l’impresa fallì, lasciando incompleti i lavori. Decaduta la convenzione, da allora il Comune ha provveduto con risorse proprie alle sistemazioni esterne (il verde lungo il Seveso, Piazza Cavour, via Omodei) mentre ancora nulla è in progetto per il completamento e il riuso del Palazzo o di parte di esso (2024).

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D.1.3. -  Il giardino di Palazzo Omodei

 

Le notizie sul giardino del Palazzo sfumano nella leggenda, a cominciare dall’opera La Villa pubblicata nel 1559.

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Sotto forma di dialogo, Bartolomeo Taegio in quest’opera loda i benefici, materiali e spirituali, del vivere in villa rispetto alla vita in città. Cita numerosissimi nobili e personaggi pubblici che frequentano le loro “ville di delizia” fuori città. 

Il giardino del Marchese Paolo Cusano è tra quelli degni di ben più di una semplice citazione.

E che diremo del Magnifico e liberale S. Gio. Paolo Cusano col suo famoso segnalato e felicissimo giardino c’ha nella splendida e floridissima villa di Cusano, dove tutta la nobiltà d’Italia concorre a vedere le meraviglie dell’amenissimo loco, quivi l’ordine meraviglioso, la eleganza e novità de fiori, le zifere, e groppi fatti di minutissime herbette, la bella disposizione delle piante forestiere tutte poste con una parità, ordine, misura, e dirittezza incredibile; i preziosi semplici, ch’ivi si veggono sì verdi e lieti d’ogni tempo, che quasi dir si potrebbe ch’ivi entro fosse La Sythia, l’Ethiopia, i Gadi, e gl’Indi.

Le piacevoli verdure intessute di busso; l’artificioso monticello dove si veggono tanti pastori, luoghi di Heremiti, grotte, Satiri, Fauni, Selvani, Driadi, et acque chiarissime che da tutti i lati surgendo porgono alli spettatori non manco meraviglia, e piacere, che già si facesse a Lissandro Lacedemonio, lo mirabile e celebratissimo giardino di Ciro Re dei Persi.

 

Una descrizione di quasi una pagina è del tutto rara in un’opera in cui i giardini sono di solito ricordati con poche parole o al massimo poche righe. Arrivare poi a paragonare lo stupore dei visitatori del giardino dei Cusani a quello di Alessandro il Macedone di fronte al giardino di Ciro, imperatore di Persia, sa molto di piaggeria. 

Dal 1476 Cusano era parte del feudo di Desio ed i Cusani, la cui frequentazione di Cusano pare fosse antichissima, vi possedevano senz’altro delle proprietà. A metà del 1500 la famiglia Cusani è ormai da tempo affermata come una delle più importanti nel patriziato milanese, anche se le proprietà immobiliari più appariscenti sono del secolo successivo (feudo di Chignolo Po, gli inizi di Palazzo Cusani a Brera, la villa di Desio).

L’ala ovest della

struttura a U del nostro Palazzo con la sottostante cantina e ghiacciaia è considerata la parte più antica della struttura e potrebbe essere la villa cinquecentesca dei Cusani. Non ci sono però riscontri certi per questa attribuzione.

Nella mappa del catasto teresiano, la prima carta topografica del nostro territorio (1721), il giardino è disegnato solo nell’area accanto al Palazzo. Con una fontana al centro, presenta la struttura classica del giardino all’italiana e due aree dedicate a orto e frutteto nella parte meridionale.

In quest’opera del 1844 la provincia milanese è descritta percorrendo le principali strade che escono dalla città. A proposito della Valassina, leggiamo:

Indi lasciati a sinistra Bresso, a destra Prato Centenaro, si passa dinanzi al casale della Madonna di Cusano, denominato dalla prossima terra, ove hanno i Cusani splendida villa, di cui si veggono dalla strada i giardini.

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A parte l’attribuzione della proprietà ai Cusani (l’autore evidentemente aveva informazioni superate da secoli), che il giardino del Palazzo  fosse visibile dalla Valassina è senz’altro dovuto all’imponenza delle sue alberature.

Anche Vittorio Ansaloni nel suo famoso libretto sulla storia di Cusano (1934) cita  il giardino di Palazzo Omodei:

“Si estendeva a nord fino a quasi il passo del fiume, ora Ponte del Seveso per Paderno, una vasta zona di terreno destinata a giar­dini, a parco e ad ortaggi”.

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Probabilmente esagera un po’, forse condizionato dalla retorica dell’epoca imperniata sui fasti e le glorie del passato. In realtà già all’epoca del catasto teresiano (1721) il giardino è limitato all’area accanto al palazzo. A nord dell’attuale via Matteotti la proprietà degli Omodeo è segnata dal lungo viale prospettico che arriva fino al Seveso e prosegue oltre anche in territorio di Paderno. Ma i terreni accanto sono registrati come arativo con piante da frutto, orto con piante da frutta, bosco con roveri da cima  e, al di là del Seveso, arativo con gelsi o con viti e gelsi.

 

L’allargarsi del viale in una sorta di piazzetta proprio al centro del boschetto, sembra comunque suggerire un’area destinata allo svago e al riposo e quindi rimandare all’uso di tutta quell’area come parco e giardino. Allora poteva essere dotata di panchine ed abbellita con siepi e fioriture.

In questa carta militare del 1878, il giardino di Palazzo Omodeo, anche se sembra ancora mantenere tracce dell’impianto formale originale, è ridotto alla sola porzione dietro il Palazzo. È scomparso il lungo viale fino al Seveso e sembra ormai definitivamente affermato un uso utilitaristico delle aree: coltivazione agricola, orto o al massimo frutteto al posto del giardino.

Nella foto qui sopra l’antico ingresso monumentale al giardino e a Palazzo Omodei. Subito dopo il ponte sul Seveso, chiudeva il lungo viale proveniente dal Santuario della Madonna, lasciando sulla sinistra lungo il fiume solo un stretta viuzza per l’accesso alla piazza della chiesa e al centro di Cusano. 

Da qui entravano le carrozze degli ospiti illustri, attraversavano il giardino e venivano accolte davanti al portico, con una complessa cerimonia che poteva durare a lungo. L’ospite entrava a palazzo solo dopo aver consumato dei confetti nell’atrio. Analogamente all’uscita riceveva in dono un prezioso cofanetto decorato, colmo anch’esso di confetti. 

Per l’apertura della strada furono abbattuti la cancellata in ferro, le quattro colonne sormontate da statue mitologiche e i maestosi cedri del giardino.

Una curiosità: il piccolo slargo tra il ponte e la cancellata era da secoli il luogo delle adunanze dei capifamiglia cusanesi quando venivano chiamati a decidere su argomenti di interesse collettivo.

 

Nel libro Ville della Provincia di Milano di S. Langé, pubblicato nel 1972, si parla anche di Palazzo Omodei e c’è un riferimento al giardino.

“… del parco rimane ben poco, solo un piccolo rettangolo verde con pochi alberi ornamentali, mentre doveva essere piuttosto esteso in origine.”

Viste del piccolo giardino residuo.

Qui sotto in due immagini il giardino dietro il palazzo nell’800. Nella prima (1853) è riconoscibile la struttura classica “all’italiana”, Nella seconda (1897)  invece il giardino è quello paesaggistico “all’inglese”

D.1.4. – Il testamento del 1629

 

È il primo documento noto in cui si attesta la proprietà Omodei del Palazzo di Cusano. Si tratta del testamento di Alessandro Omodeo, fratello di Emilio e Carlo I, cioè della generazione precedente a quella del Card. Luigi Alessandro e dei sui nove fratelli e sorelle, È datato 29 dicembre 1929.

La famiglia Carones ci ha messo a disposizione una fotocopia dell’intero testamento redatto in latino e un estratto bilingue, latino e italiano, datato 24 marzo 1840, relativo alle disposizioni riguardanti Cusano. 

In sintesi Alessandro informa gli eredi (i nipoti maschi, figli del Marchese Carlo I, già morto nel 1615) di aver già fatto costruire la casa del Cappellano presso il Palazzo e li incarica della costruzione della Cappella. 

Inoltre lascia un legato di 16 mila lire da investire in modo che con la rendita si possa assicurare ogni anno a Natale  una dote di 100 lire a 8 fanciulle “di buona fama tra quelle dei luoghi o territori di Cusano, Cinisello e Paderno”, cioè dei comuni del contado dove gli Omodei avevano proprietà, quindi, presumiamo noi, delle famiglie dei loro coloni.

 

Pubblichiamo una pagina dell’estratto 800-esco e la sua  trascrizione a cura di Emanuela Filippini, della Associazione VivOmodei (4 giugno 2024).

D.1.4

ESTRATTO DALLA COPIA DEL TESTAMENTO 29 DICEMBRE 1629


Nel nome del Signore nell'anno dalla nascita di N.S. 1629, 29 del mese di dicembre 
Io Alessandro Omodeo 

(omissis)

Inoltre metto a carico di detti Infrascritti miei eredi di far costruire subito dopo la mia morte un Oratorio vicino alla casetta da me fatta erigere nel luogo di Cusano, Pieve di Desio, Ducato di Milano, per abitazione del mio Capellano ed ivi terminato detto Oratorio voglio che per mezzo del detto Capellano di cui mi servo attualmente, o di altro che si debba nominare in perpetuo dagli infrascritti miei eredi venga celebrata una messa quotidiana. 

E frattanto voglio che detta Messa si celebri nella Chiesa parrocchiale del detto luogo di Cusano. Non voglio però che in detto Oratorio né dal Parroco di detto luogo di Cusano e nemmeno dal Vicario foraneo possa esercitarsi né venga esercitata alcuna giurisdizione né da essi alcun diritto preteso né direttamente né indirettamente, salva e rispettata la giurisdizione ordinaria dell'Ill.mo Rev.mo Arcivescovo di Milano. E qualora circa le premesse cosa fosse necessaria una dispensa del Sommo Pontefice, voglio che i detti miei eredi siano tenuti ed anzi metto a loro carico di ottenere anzitutto detta dispensa in questo od altro modo onde la mia intenzione venga eseguita. E per elemosina e senza mercede del detto Capellano, al medesimo lego ed aggiudico in pieno diritto una pezza di terra (...) in territorio del luogo di Lambrate, Pieve di San Giuliano, Ducato di Milano, di pertiche 55 e tavole 19 che ho acquistato da Baldassare Taverna col pubblico Instromento da Ferrando Dossena di Milano, notaio e causidico collegiato ed inoltre metto a carico de' detti miei eredi di pagare al detto Taverna il residuo prezzo della detta pezza di terra  giusto il convenuto come sopra.

E nel caso la dispensa non potesse ottenersi dal Sommo Pontefice, incarico i detti miei eredi di far celebrare la predetta Messa in altra Chiesa a loro benavita dal medesimo Capellano o come sopra.

Parimenti metto a carico de detti miei eredi di collocare in matrimonio ogni anno ed in ogni festa della Nascita di Nostro Signore otto fanciulle nubili di buona fama tra quelle dei luoghi o territori di Cusano, Cinisello e Paderno con una dote di lire cento per cadauna fanciulla ogni anno e in perpetuo da detti miei eredi e sottotitolati. Ed a questo effetto voglio che fra un anno come sopra si impieghino e debbano impiegarsi lire sedicimila in qualche proprietà idonea, dalla quale si possa percepire e si percepisca il necessario emolumento per l’esecuzione ed adempimento del presente legato.

In tutti gli altri miei beni mobili ed immobili, diritti, crediti ed azioni anche nominali dei debitori, ed altro tutto che ho e lascerò nel giorno della mia morte, ferma però e durando sempre in suo vigore le disposizioni superiormente da me fatte ed ordinate, ho istituito e istituisco a me in eredi universali da mia propria bocca nominando, nominai, e nomino li Signori Marchese Agostino, Carlo, Giovanni Battista, Luigi, e Francesco Maria tutti fratelli Omodeo nipoti miei del fu Marchese Carlo già mio fratello ed a ciascuno di loro in parti uguali, e dopo la loro morte ecc.

E di quanto sopra rogo te Giovanni Antonio Martinengo di Milano, notaio e causidico collegiato.
 

Fatto nella camera da letto coi Testimoni

 

(Copia conforme all'originale unite delle debite fatte correzioni, rogato dal notaio in Milano Giovanni Antonio Martinenghi quondam Pietro Paolo. In fede. Milano, dall'Archivio Notarile, 24 Marzo 1840 - Don Luigi Lampugnani Notaio).

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